08 gennaio 2009

Scuole-fondazioni

Scuole-fondazioni Il prossimo attacco all’istruzione pubblica


In commissione Cultura della Camera incombe la proposta di legge Aprea, per trasformare le scuole in fondazioni, sostenute da «partner pubblici e privati» e governate da consigli di amministrazione. Come vere aziende.

Scuole pubbliche trasformate in fondazioni, sostenute e anche in parte governate da «partner pubblici o privati», e gestite da un vero e proprio«consiglio di amministrazione» che a tutto sovrintende, dalla nomina di «docenti e membri esterni del nucleo di valutazione del funzionamento dell'istituto» all'approvazione del piano dell'offerta formativa. Non è un'azienda, ma poco ci manca.

È di qui che parte il prossimo assalto del governo alla scuola pubblica: progetto di legge 953, scritto dall'ex maestra elementare - oggi deputata pidiellina- Valentina Aprea che da settimane incombe nell'ordine del giorno della commissione Cultura alla Camera, in attesa di finire sotto i riflettori. Un pdl che è davvero tutto un programma,un piano di distruzione del sistema d'istruzione pubblica dicono alcuni, e dal quale l'Onda potrebbe pescare a piene mani ragioni per tornare in piazza. Non avendo – quanto a spunti– che l'imbarazzo della scelta. La Aprea si propone senza mezzi termini di trasformare «radicalmente il governo delle istituzione scolastiche», a suo dire «anacronistico».

Le sue parole magiche: «autonomia»,«risultati», «richieste prevalenti» ma soprattutto una «libertà di scelta» tanto sbandierata quanto di fatto condizionata da parecchi fattori. Primo fra tutti quello geografico e sociale: perché è chiaro che se il futuro della scuola(versione Aprea) è nella sua «autonomia organizzativa», nell'apertura«all'apporto di risorse esterne» e nell'ingresso di «partner che sostengano», va da sé che un istituto che si trova mettiamo al centro di Milano potrà contare su apporti ben diversi da quelli di uno che sta alla periferia di Agrigento. E così, anche, le preferenze delle famiglie che sposteranno i «finanziamenti in base alle loro scelte», produrrà qui una certa preparazione, lì un’altra. E se così facendo l'idea di scuola che abbiamo sempre praticato scricchiola, pazienza.

Del resto, scrive la stessa Aprea:«Che lo Stato abbia fino a oggi interpretato il diritto all'istruzione come una funzione propria ha prodotto effetti positivi come la scolarizzazione di massa», ma «questo impianto appare sempre più come una gabbia che limita le opportunità e la libertà di scelta».

Così, per aprire la «gabbia»,Aprea immagina uno Stato che si faccia un po' da parte («la sussidiarietà diventa la stella polare del cambiamento»), una scuola-fondazione che cerchi «altri enti» che ne«sostengano l'attività» e partecipano ai suoi «organi di governo».

Via dunque il consiglio di istituto, largo al consiglio di amministrazione, del quale faranno parte 11 persone, tra cui «rappresentanti dell'ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola» ed «esperti esterni, scelti» secondo i criteri del regolamento d'istituto (stabiliti dallo stesso cda).

Novità poderose anche sul fronte dei docenti. Con, fra l’altro, un bel paradosso: mentre nelle università si torna a parlare di concorsi nazionali per arginare lo strapotere dei baroni, si immaginano concorsi di istituto per reclutare il personale.

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