Nel capitolo delle confessioni del pagliaccio sul viale del tramonto merita il podio la forma che Silvio B. ha scelto di dare alla sua idea della scuola pubblica, al disegno di devastazione della cultura che in questi anni ha scientificamente perseguito nella certezza che gli sarebbe bastato alla fine coniare una formuletta per mettere tutti a letto contenti:
quelli che studiano diventano radical chic, sono quelli che se ne fregano e parlano col dito medio ad incarnare la cultura del popolo.
Rutti scorreggie e libere flautulenze sono la naturale indole di ciascuno che non si vede perché limitare o disprezzare, che palle questi che leggono Kant, moralisti con la puzza sotto il naso, volete mettere la forza vitale del trota, coraggio, tutti alla guida dello spiderino e del seggio procacciato da papà, i congiuntivi non servono a niente nella vita, le derivate ditemi voi se producono utili, meglio un ritocco alla gobba sul naso e sotto col casting che se avete un bel book di foto vi basta e v’avanza.
Non vedete che anche Bondi è inutile, alla Cultura non serve nemmeno un ministro. Gelmini vediamo quanto dura, il suo l’ha già fatto, sotto la prossima che le generazioni di aspiranti avanzano, Minetti preme. Dopo aver esposto il suo programma elettorale in un jingle, trent’anni fa - “Torna a casa in tutta fretta, c’è il Biscione che ti aspetta” - conclusa l’opera di demonizzazione e demolizione della scuola in favore di quella che è l’unica e naturale “agenzia formativa” del regime mediatico ecco che di fronte ai cristiano non so cosa, nuova formazione politica di supporto, il Nostro si esprime così.
“Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori".
Un presidente del consiglio che attacca frontalmente e con disprezzo la scuola pubblica e gli insegnanti che la compongono dovrebbe essere mandato via a furor di popolo l’indomani mattina. Se ci fosse un popolo in grado di esprimere non dico furore, ma almeno un’opinione critica formatasi appunto attraverso la capacità di esercitare il giudizio: eventualità che il Medesimo ha scientificamente disarticolato negli anni.
Un presidente del consiglio è la scuola pubblica: la incarna, la promuove, la tutela come pilastro della società. Qui siamo in presenza di un anziano magnate indagato per prostituzione minorile, uno le cui facoltà di discernimento gli hanno fatto credere - secondo la favoletta sottoscritta dal Parlamento di cui è proprietario a maggioranza - che Ruby fosse la nipote di Mubarak: questa persona parla, applaudito dalla platea, di principi da inculcare ai fanciulli. Il tutto naturalmente a favore della scuola privata, alla quale con la leggendaria generosità che il popolo gli riconosce eroga continuamente denari nella speranza di ottenere in cambio l’indulgenza delle chiese, in specie di una.
È lo sfregio all’Italia del giorno, domani il prossimo.
Concita De Gregorio L'Unità 26 febbraio 2011
27 febbraio 2011
13 febbraio 2011
Le visite fiscali costano più delle assenze.
La riforma Brunetta potrebbe dare il colpo di grazia alla scuola italiana.
Non bastavano i tagli che quest’anno si sono avvicinati a quota 8 miliardi di euro. Ora per il martoriato sistema scolastico, dove spesso sta ai genitori fornire cancelleria e carta igienica, stanno venendo al pettine anche gli effetti della normativa introdotta nel 2008 dal ministro per la Pubblica amministrazione che impone, senza deroghe al buon senso, la richiesta visita fiscale per i dipendenti, fin dal primo giorno di assenza per malattia.
Un’imposizione nata per ridurre il tasso di assenteismo che il ministero si premura di monitorare ogni mese. Gli ultimi dati del dicastero Brunetta, tuttavia, evidenziano l’insuccesso dell’operazione almeno per la scuola, dove a dicembre le assenze per malattia del solo personale a tempo indeterminato sono aumentate del 7,5% tra gli insegnanti e del 18,5% tra i tecnici e gli amministrativi.
Quello che i dati non dicono, perché nessuno fino all’anno scorso si era premurato di calcolarlo, è il costo aggiuntivo – oltre alle supplenze e ai relativi telegrammi di convocazione – che la riforma Brunetta ha introdotto su queste assenze. Sì, perché le visite fiscali si pagano: si va dai 18-35 euro di Firenze ai 30-63 di Milano.
E se tra il 2008 e il 2010 si è viaggiato nell’incertezza e lungo i contenziosi su chi, tra Asl e scuole, dovesse farsi carico della spesa, a fare chiarezza è arrivata una sentenza della Consulta del giugno 2010, che stabilisce una volta per tutte che non devono essere le Asl a pagare. Sentenza alla quale è seguita una circolare del dicastero Gelmini con cui si invitano le scuole a pagare con i fondi di funzionamento anche le visite fiscali per le quali “non è attualmente previsto un finanziamento aggiuntivo ad hoc”.
Nella stessa occasione è stato preannunciato “un apposito monitoraggio a fini conoscitivi”. Proprio perché, appunto, a tutt’oggi nessuno sa esattamente quale sia la cifra complessiva in gioco. In attesa dei dati, qualche calcolo di massima lo si può però provare a fare. Per esempio su base nazionale, tenuto conto dei 960.759 dipendenti scolastici e dei 7,15 giorni medi di assenza per ciascuno nell’ultimo anno, a un prezzo medio di visita di 36,5 euro, si arriva a un totale di 250,7 milioni di euro.
Si tratta di una cifra orientativa che scende a 105,2 milioni se si spalmano i 7,15 giorni medi su tre assenze distinte, riducendo a tre il numero di visite fiscali inviate dall'istituto. Più ottimistica, ma comunque notevole, la stima che valuta il costo medio annuo per istituto in 5.500 euro, per un totale di 56,65 milioni.
Ancor di più quella della Flc Cgil che ipotizza un aumento medio di 20 euro l’anno per dipendente, per un totale di 19,2 milioni. Nella sola Lombardia, al terzo posto per assenze in dicembre, le stime a braccio dei sindacati parlano però di duemila visite al giorno, che per un terzo dell’anno, al costo medio di 46,5 euro, fa 11,16 milioni. Più dettagliato il caso di Ancona e delle Marche, 298 istituti con 17.136 assenze a dicembre, il 2,51% del totale nazionale. Qui l’Asl locale ha chiesto alle scuole l’immediato pagamento delle visite fiscali. Anche quelle antecedenti il 2000. Risultato: 70 decreti ingiuntivi per la sola Ancona con rischio di pignoramento di cattedre, banchi e gessetti, oltre, come evidenziano dalla Cisl Scuola Marche, a tanta confusione. Per un totale di circa 300 mila euro di crediti vantanti dall’Asl sulle scuole della provincia. Che sono di fronte ad un dilemma shakesperiano: pagare o non pagare? Nel dubbio hanno interpellato l’Ufficio scolastico regionale che a sua volta ha chiesto all’Avvocatura di Stato. Risposta: pagate se potete e soprattutto se si tratta di piccole cifre.
Così si evita il peggio. Più netta la posizione in Trentino, dove l’input è stato di pagare senza se e senza ma, mentre la Campania ha suggerito di soprassedere. Per ora, fortunatamente, la questione dei decreti ingiuntivi sembra essere arginata alle Marche (circa 1 milione i costi stimati) e a poche altre regioni. Ma cosa accadrà quando i vari amministratori delle Asl, coscienti di avere in bilancio crediti consistenti verso istituzioni pubbliche, chiederanno il pagamento alle scuole di mezza Italia? C’è da scommettere che avverrà dal momento che neanche la sanità se la passa molto bene. Si profilano quindi battaglie all’ultimo euro fra i diversi rami della stessa pubblica amministrazione.
Un qualcosa di assolutamente inedito dove resta da chiedersi cosa si prospetta per i dirigenti di Asl e scuole che dovranno far quadrare i conti. Pena la responsabilità diretta. Quindi le Asl, i cui bilanci sono già infarciti di crediti verso istituzioni pubbliche, continueranno a chiedere i pagamenti indebolendo i bilanci. E l’unica alternativa per le scuole sarebbe il condono, o lo stralcio dai conti di parte delle visite.
(Giovanna Lantini da Il Fatto Quotidiano 13 febbraio 2011)
Non bastavano i tagli che quest’anno si sono avvicinati a quota 8 miliardi di euro. Ora per il martoriato sistema scolastico, dove spesso sta ai genitori fornire cancelleria e carta igienica, stanno venendo al pettine anche gli effetti della normativa introdotta nel 2008 dal ministro per la Pubblica amministrazione che impone, senza deroghe al buon senso, la richiesta visita fiscale per i dipendenti, fin dal primo giorno di assenza per malattia.
Un’imposizione nata per ridurre il tasso di assenteismo che il ministero si premura di monitorare ogni mese. Gli ultimi dati del dicastero Brunetta, tuttavia, evidenziano l’insuccesso dell’operazione almeno per la scuola, dove a dicembre le assenze per malattia del solo personale a tempo indeterminato sono aumentate del 7,5% tra gli insegnanti e del 18,5% tra i tecnici e gli amministrativi.
Quello che i dati non dicono, perché nessuno fino all’anno scorso si era premurato di calcolarlo, è il costo aggiuntivo – oltre alle supplenze e ai relativi telegrammi di convocazione – che la riforma Brunetta ha introdotto su queste assenze. Sì, perché le visite fiscali si pagano: si va dai 18-35 euro di Firenze ai 30-63 di Milano.
E se tra il 2008 e il 2010 si è viaggiato nell’incertezza e lungo i contenziosi su chi, tra Asl e scuole, dovesse farsi carico della spesa, a fare chiarezza è arrivata una sentenza della Consulta del giugno 2010, che stabilisce una volta per tutte che non devono essere le Asl a pagare. Sentenza alla quale è seguita una circolare del dicastero Gelmini con cui si invitano le scuole a pagare con i fondi di funzionamento anche le visite fiscali per le quali “non è attualmente previsto un finanziamento aggiuntivo ad hoc”.
Nella stessa occasione è stato preannunciato “un apposito monitoraggio a fini conoscitivi”. Proprio perché, appunto, a tutt’oggi nessuno sa esattamente quale sia la cifra complessiva in gioco. In attesa dei dati, qualche calcolo di massima lo si può però provare a fare. Per esempio su base nazionale, tenuto conto dei 960.759 dipendenti scolastici e dei 7,15 giorni medi di assenza per ciascuno nell’ultimo anno, a un prezzo medio di visita di 36,5 euro, si arriva a un totale di 250,7 milioni di euro.
Si tratta di una cifra orientativa che scende a 105,2 milioni se si spalmano i 7,15 giorni medi su tre assenze distinte, riducendo a tre il numero di visite fiscali inviate dall'istituto. Più ottimistica, ma comunque notevole, la stima che valuta il costo medio annuo per istituto in 5.500 euro, per un totale di 56,65 milioni.
Ancor di più quella della Flc Cgil che ipotizza un aumento medio di 20 euro l’anno per dipendente, per un totale di 19,2 milioni. Nella sola Lombardia, al terzo posto per assenze in dicembre, le stime a braccio dei sindacati parlano però di duemila visite al giorno, che per un terzo dell’anno, al costo medio di 46,5 euro, fa 11,16 milioni. Più dettagliato il caso di Ancona e delle Marche, 298 istituti con 17.136 assenze a dicembre, il 2,51% del totale nazionale. Qui l’Asl locale ha chiesto alle scuole l’immediato pagamento delle visite fiscali. Anche quelle antecedenti il 2000. Risultato: 70 decreti ingiuntivi per la sola Ancona con rischio di pignoramento di cattedre, banchi e gessetti, oltre, come evidenziano dalla Cisl Scuola Marche, a tanta confusione. Per un totale di circa 300 mila euro di crediti vantanti dall’Asl sulle scuole della provincia. Che sono di fronte ad un dilemma shakesperiano: pagare o non pagare? Nel dubbio hanno interpellato l’Ufficio scolastico regionale che a sua volta ha chiesto all’Avvocatura di Stato. Risposta: pagate se potete e soprattutto se si tratta di piccole cifre.
Così si evita il peggio. Più netta la posizione in Trentino, dove l’input è stato di pagare senza se e senza ma, mentre la Campania ha suggerito di soprassedere. Per ora, fortunatamente, la questione dei decreti ingiuntivi sembra essere arginata alle Marche (circa 1 milione i costi stimati) e a poche altre regioni. Ma cosa accadrà quando i vari amministratori delle Asl, coscienti di avere in bilancio crediti consistenti verso istituzioni pubbliche, chiederanno il pagamento alle scuole di mezza Italia? C’è da scommettere che avverrà dal momento che neanche la sanità se la passa molto bene. Si profilano quindi battaglie all’ultimo euro fra i diversi rami della stessa pubblica amministrazione.
Un qualcosa di assolutamente inedito dove resta da chiedersi cosa si prospetta per i dirigenti di Asl e scuole che dovranno far quadrare i conti. Pena la responsabilità diretta. Quindi le Asl, i cui bilanci sono già infarciti di crediti verso istituzioni pubbliche, continueranno a chiedere i pagamenti indebolendo i bilanci. E l’unica alternativa per le scuole sarebbe il condono, o lo stralcio dai conti di parte delle visite.
(Giovanna Lantini da Il Fatto Quotidiano 13 febbraio 2011)
13 aprile 2010
Io non ci sto e pago la mensa ai bambini esclusi
A Adro (Brescia) il sindaco della Lega Oscar Lancini ha deciso di sospendere il servizio mensa scolastico per tutti i bambini delle famiglie morose o in ritardo con i pagamenti. Ma ieri un anonimo donatore si è fatto carico di tutte le spese. E ha inviato questa lettera. Che vale la pena leggere
Io non ci sto e pago la mensa ai bambini esclusi
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità.
Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L’albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato soldi per vivere bene.
E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono «comunista». Alle ultime elezioni ho votato per Formigoni. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo da condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni «miserevoli». Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino).
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti «urlare», scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il «commercio».
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare «partito dell’amore». Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti «compagni che sbagliano».
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1.200 euro al mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta!
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione del servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà pure dire poco ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno dei quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore, o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del «grande fratello».
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorìo di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.
Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Un cittadino di Adro
Io non ci sto e pago la mensa ai bambini esclusi
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità.
Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L’albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato soldi per vivere bene.
E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono «comunista». Alle ultime elezioni ho votato per Formigoni. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo da condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni «miserevoli». Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino).
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti «urlare», scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il «commercio».
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare «partito dell’amore». Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti «compagni che sbagliano».
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1.200 euro al mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta!
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione del servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà pure dire poco ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno dei quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore, o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del «grande fratello».
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorìo di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.
Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Un cittadino di Adro
17 febbraio 2010
Assemblea pubblica
La situazione economica delle scuole pubbliche bresciane sta diventando insostenibile.
Inizia a non essere più garantito il servizio essenziale delle lezioni, della sicurezza e dell'igiene. Insegnanti e fornitori non vengono pagati in alcuni casi da oltre un anno, col rischio di azioni giudiziarie.
Questo è quanto emerge anche dalla lettera-denuncia al ministero della pubblica istruzione e delle finanze, dei presidi e dirigenti amministrativi delle scuole cittadine.
Questo il finale della lettera dei presidi del 26 gennaio 2010:
“Alla luce di quanto sopra esposto, ribadiamo la necessità di sanare
urgentemente il pregresso dei residui attivi e di erogare fondi adeguati
per garantire l'ordinaria attività didattica.
Se si aggiunge all'esiguità finanziaria dei nostri bilanci anche la
possibilità di veder tagliati i fondi erogati dal Comune, si crea la
paralisi delle scuole.
La situazione drammatica che si delinea all'interno delle scuole per
l'anno 2010 si concretizza nei seguenti punti:
1. insufficienza di fondi per la sostituzione del personale assente;
2. insufficienza di fondi per la realizzazione dei progetti deliberati nel POF;
3. insufficienza di fondi per garantire l'igiene all'interno delle scuole;
4. insufficienza di fondi per l'attività amministrativa;
5. insufficienza di fondi per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro”
Per questo invitiamo tutti i genitori e insegnanti delle scuole bresciane di ogni ordine e grado ad una Assemblea pubblica martedi 23 febbraio
Auditorium della scuola media Bettinzoli
in via Caleppe, 13
alle ore 20.45
per discutere e chiedere che i finanziamenti dovuti vengano erogati.
Alcuni genitori e insegnanti delle scuole bresciane (Bettinzoli, Pascoli, Leonardo, Torricella, Rodari, Arnaldo, Lana-fermi, Prealpino, San Polo,Tiboni, 28 maggio, Materne comunali)
Inizia a non essere più garantito il servizio essenziale delle lezioni, della sicurezza e dell'igiene. Insegnanti e fornitori non vengono pagati in alcuni casi da oltre un anno, col rischio di azioni giudiziarie.
Questo è quanto emerge anche dalla lettera-denuncia al ministero della pubblica istruzione e delle finanze, dei presidi e dirigenti amministrativi delle scuole cittadine.
Questo il finale della lettera dei presidi del 26 gennaio 2010:
“Alla luce di quanto sopra esposto, ribadiamo la necessità di sanare
urgentemente il pregresso dei residui attivi e di erogare fondi adeguati
per garantire l'ordinaria attività didattica.
Se si aggiunge all'esiguità finanziaria dei nostri bilanci anche la
possibilità di veder tagliati i fondi erogati dal Comune, si crea la
paralisi delle scuole.
La situazione drammatica che si delinea all'interno delle scuole per
l'anno 2010 si concretizza nei seguenti punti:
1. insufficienza di fondi per la sostituzione del personale assente;
2. insufficienza di fondi per la realizzazione dei progetti deliberati nel POF;
3. insufficienza di fondi per garantire l'igiene all'interno delle scuole;
4. insufficienza di fondi per l'attività amministrativa;
5. insufficienza di fondi per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro”
Per questo invitiamo tutti i genitori e insegnanti delle scuole bresciane di ogni ordine e grado ad una Assemblea pubblica martedi 23 febbraio
Auditorium della scuola media Bettinzoli
in via Caleppe, 13
alle ore 20.45
per discutere e chiedere che i finanziamenti dovuti vengano erogati.
Alcuni genitori e insegnanti delle scuole bresciane (Bettinzoli, Pascoli, Leonardo, Torricella, Rodari, Arnaldo, Lana-fermi, Prealpino, San Polo,Tiboni, 28 maggio, Materne comunali)
04 ottobre 2009
Le iniziative promosse dal Movimento Nonviolento "SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA"
per opporsi al "Pacchetto Sicurezza" iniziate il 14 maggio con un digiuno a staffetta, tutt'ora in
corso, continuano
MERCOLEDI’ 7 OTTOBRE A BRESCIA in PIAZZA ROVETTA
dalle 18 alle 19
con un'ora di silenzio
PER DIRE SI
all' uguaglianza di diritti per tutte le persone "senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art.3 della Costituzione della
Repubblica Italiana);
alla libertà di accoglienza per bambini, donne e uomini;
alla fratellanza fra popoli e culture.
PER DIRE NO
ai respingimenti in mare;
alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria;
al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, un nemico.
SIAMO IN SILENZIO
per un momento di riflessione;
per disporci all'ascolto e all’accoglienza
per ridare significato alle parole.
Puoi partecipare anche tu
al Silenzio in cerchio.
E’ aperto a chi desidera entrare.
Condividi con noi questa esperienza.
L’ora del silenzio sarà, per i prossimi mesi, insieme al digiuno, l’iniziativa che porteremo avanti.
Abbiamo perciò pensato di scegliere per ogni ora un tema, una parola. Per il 7 Ottobre abbiamo
scelto: “RIMANDIAMOLI A CASA … DOVE? “, pertanto i partecipanti all’ora di silenzio, che
saranno disposti in cerchio, avranno dei cartelli con le storie di singoli migranti, per dare loro un
volto, un nome, facendoli così uscire dall’anonimato Si darà voce all’iniziativa, distribuendo
volantini in varie lingue.
Per informazioni
Movimento Nonviolento Brescia Tel . 030- 3229343 movimentononviolento.bs@alice.it
per opporsi al "Pacchetto Sicurezza" iniziate il 14 maggio con un digiuno a staffetta, tutt'ora in
corso, continuano
MERCOLEDI’ 7 OTTOBRE A BRESCIA in PIAZZA ROVETTA
dalle 18 alle 19
con un'ora di silenzio
PER DIRE SI
all' uguaglianza di diritti per tutte le persone "senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art.3 della Costituzione della
Repubblica Italiana);
alla libertà di accoglienza per bambini, donne e uomini;
alla fratellanza fra popoli e culture.
PER DIRE NO
ai respingimenti in mare;
alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria;
al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, un nemico.
SIAMO IN SILENZIO
per un momento di riflessione;
per disporci all'ascolto e all’accoglienza
per ridare significato alle parole.
Puoi partecipare anche tu
al Silenzio in cerchio.
E’ aperto a chi desidera entrare.
Condividi con noi questa esperienza.
L’ora del silenzio sarà, per i prossimi mesi, insieme al digiuno, l’iniziativa che porteremo avanti.
Abbiamo perciò pensato di scegliere per ogni ora un tema, una parola. Per il 7 Ottobre abbiamo
scelto: “RIMANDIAMOLI A CASA … DOVE? “, pertanto i partecipanti all’ora di silenzio, che
saranno disposti in cerchio, avranno dei cartelli con le storie di singoli migranti, per dare loro un
volto, un nome, facendoli così uscire dall’anonimato Si darà voce all’iniziativa, distribuendo
volantini in varie lingue.
Per informazioni
Movimento Nonviolento Brescia Tel . 030- 3229343 movimentononviolento.bs@alice.it
03 ottobre 2009
GB: basta alle valutazioni nazionali
Due sindacati britannici, l’Unione Nazionale degli Insegnanti (NUT) e l’Associazione nazionale dei Direttori, hanno lanciato una campagna perché si ponga termine alle valutazioni nazionali nell’educazione primaria e alla pubblicazione dei risultati in una classifica nazionale delle scuole.
Come si sa nel Regno Unito il sistema della valutazione delle scuole e degli alunni attraverso test nazionali è in vigore da molti anni. Questo in origine avrebbe dovuto fare da pendant ad un sistema che prevedeva ampie autonomie locali e scolastiche, in modo da garantire una omogeneità nazionale alla preparazione scolastica.
Ma in realtà questo sistema si è rapidamente trasformato in una nuova forma di centralizzazione, come denunciano i due sindacati in questione: le scuole e gli insegnanti ormai preparano gli alunni direttamente per i test nazionali dimenticando una più ampia e flessibile dimensione pedagogica.
Gli insegnanti in particolare chiedono meccanismi meno asfissianti, una maggiore autonomia professionale e la fine della competizione tra le scuole, che vengono classificate attraverso questi test. I direttori richiedono una maggiore autonomia delle singole unità scolastiche.
Queste prove nazionali erano fissate per gli alunni all’età di 7, 11, 14, 16, 17 e 18 anni. Lo scorso anno a seguito di uno scandalo il governo decise di eliminare quelli fissati al quattordicesimo anno di età ed in maggio di quest’anno anche quelli fissati all’undicesimo anno. Nella primaria è rimasto perciò solo lo step dei 7 anni, mentre continuano ad esistere lo step dell’uscita dall’obbligo e quelli della secondaria superiore.
La NUT e l’Associazione dei Direttori hanno dichiarato al giornale britannico Guardian di avere già raccolto 10.000 firme e minacciano di boicottare i prossimi test nazionali
Come si sa nel Regno Unito il sistema della valutazione delle scuole e degli alunni attraverso test nazionali è in vigore da molti anni. Questo in origine avrebbe dovuto fare da pendant ad un sistema che prevedeva ampie autonomie locali e scolastiche, in modo da garantire una omogeneità nazionale alla preparazione scolastica.
Ma in realtà questo sistema si è rapidamente trasformato in una nuova forma di centralizzazione, come denunciano i due sindacati in questione: le scuole e gli insegnanti ormai preparano gli alunni direttamente per i test nazionali dimenticando una più ampia e flessibile dimensione pedagogica.
Gli insegnanti in particolare chiedono meccanismi meno asfissianti, una maggiore autonomia professionale e la fine della competizione tra le scuole, che vengono classificate attraverso questi test. I direttori richiedono una maggiore autonomia delle singole unità scolastiche.
Queste prove nazionali erano fissate per gli alunni all’età di 7, 11, 14, 16, 17 e 18 anni. Lo scorso anno a seguito di uno scandalo il governo decise di eliminare quelli fissati al quattordicesimo anno di età ed in maggio di quest’anno anche quelli fissati all’undicesimo anno. Nella primaria è rimasto perciò solo lo step dei 7 anni, mentre continuano ad esistere lo step dell’uscita dall’obbligo e quelli della secondaria superiore.
La NUT e l’Associazione dei Direttori hanno dichiarato al giornale britannico Guardian di avere già raccolto 10.000 firme e minacciano di boicottare i prossimi test nazionali
24 settembre 2009
Fiaccolata
VENERDI 2 OTTOBRE
anniversario della nascita di Gandhi e giornata mondiale della nonviolenza
proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
IL CENTRO PER LA NONVIOLENZA DI BRESCIA
promuove una fiaccolata silenziosa per le vie del centro cittadino
CON TUTTE LE VITTIME, CONTRO TUTTE LE GUERRE
la fiaccolata partirà alle ore 19 dal piazzale della chiesa di S.Francesco a Brescia
Ti chiediamo di confermare via e-mail,
entro venedi 25 settembre, la tua disponibilità a partecipare all'niziativa.
anniversario della nascita di Gandhi e giornata mondiale della nonviolenza
proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
IL CENTRO PER LA NONVIOLENZA DI BRESCIA
promuove una fiaccolata silenziosa per le vie del centro cittadino
CON TUTTE LE VITTIME, CONTRO TUTTE LE GUERRE
la fiaccolata partirà alle ore 19 dal piazzale della chiesa di S.Francesco a Brescia
Ti chiediamo di confermare via e-mail,
entro venedi 25 settembre, la tua disponibilità a partecipare all'niziativa.
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