Scuola di base

Tutto ciò che si fa e si discute nella scuola statale

15 novembre 2013

"Tuteli la dignità della scuola". E l'aggressione dei genitori alla prof diventa un caso

Centinaia di interventi alla storia raccontata su Repubblica.it (che è stata condivisa decina di migliaia di volte sui social network). Testimoniano la crisi dell'universo scuola. E raccontano del rispetto reciproco dimenticato di SALVO INTRAVAIA su Repubblica on line del  14 novembre 2013

 
"Non tornare indietro, la dignità va difesa". Si trovano anche dubbi e contestazioni, ma non sono solo professori i tanti che - tra le centinaia di commenti arrivati a Repubblica.it - hanno deciso di intervenire per sostenere l'operato della prof aggredita verbalmente dal padre di un alunno. La storia, rigorosamente anonima , è stata raccontata due giorni fa da Repubblica.it. Oltre alla denuncia l'intenzione era - infatti - sollevare il problema del rapporto genitori-docenti nella scuola e, soprattutto, far riflettere sull'entrata in crisi di un rapporto di rispetto reciproco nel "triangolo dell'istruzione" (prof-genitori-ragazzi).

Un alunno accusato di avere copiato un compito a casa. I genitori che irrompono a scuola aggredendo (verbalmente) e offendendo l'insegnante davanti agli alunni (con l'aggravante di un "lei non sa che io sono un poliziotto..."). La professoressa li querela, poi agitata dal dubbio di accogliere la richiesta di ritirare tutto . E i lettori che si schierano sul sito di Repubblica, per lo più con la lei, la professoressa colpita nella sua dignità.

"Da genitore  -  scrive g67  -  dico alla professoressa di non scendere a compromessi e non ritirare la querela, per il bene del ragazzo che speriamo in futuro capisca l'errore dei suoi genitori e non lo ripeta quando a sua volta sarà genitore". Ma quello che emerge è anche lo screditamento sociale che ha colpito la figura del docente negli ultimi anni. "L'educatrice  -  scrive Jov Attelappesca  -  deve proseguire l'azione intrapresa perché possa essere di esempio a tutti coloro che hanno seguito la vicenda. L'azione è aggravata dalla posizione del genitore che si qualifica come tutore della legge. Forse è arrivato il momento di tornare al rispetto della professione di insegnante".

Segue un vero e proprio diluvio di critiche al genitore-poliziotto "arrogante, che svilisce la divisa che porta". Alcuni non riescono a mandare giù episodi come quelli della scuola Diaz nel 2001, durante il G8 di Genova, o il caso Aldovrandi, che nel 2005 portò alla morte di Federico Aldovrandi ad opera di alcuni poliziotti che lo fermarono durante la notte del 25 settembre. Poliziotti che vennero ritenuti colpevoli e condannati a 3 anni e sei mesi di reclusione. Ma c'è anche chi invita a non fare di "tutta l'erba un fascio". "Ammiro i tutori dell'ordine per il nobile lavoro che fanno", aggiunge ninoben.

Anche se dai tutori dell'ordine gli italiani si aspettano di più. Quello che reputano insopportabile e diseducativo al massimo è quel "lei non sa chi sono io", che troppo spesso si pronuncia in Italia.
"L'articolo dà la possibilità ad insegnanti e no di descrivere l'aria che si respira a scuola. Purtroppo  -  spiega cap82  -   questo è ciò che avviene giornalmente nella scuola italiana. I genitori non fanno altro che denigrare la figura dell'insegnante e i ragazzi ne approfittano. I presidi, a volte, si schierano contro i docenti; sono accecati dall'ansia di essere i "manager d'azienda" che deve far sembrare la propria scuola la migliore di tutte e dove gli studenti hanno i voti migliori".

"Gli insegnanti non ne possono più".  "Basta, se in Italia un docente rimprovera o corregge un nostro figlio (genio) è la fine del mondo", commenta tano50. "Se ritira la querela  -  ammonisce quidvis  -  scredita la categoria". Con i nostalgici che ricordano i tempi che furono. "Ai mie tempi  -  ricorda luigils65  -  vi era più rispetto per gli insegnanti". In tanti raccontano di non avere mai "avuto ragione dai genitori nei confronti dell'insegnante". Anche fabio54perugia, docente universitario,  è solidale con la prof offesa. "Esprimo tutta la mia solidarietà alla professoressa offesa e minacciata, per di più da un agente di polizia!! La scuola italiana deve divenire più selettiva, non il contrario", scrive.

Ma, per tanti lettori, anche la scuola e le istituzioni scolastiche sono da condannare perché non hanno preso le difese dell'insegnante. "La decisione  -  spiega Cado Mai  -  andrebbe presa in modo collegiale dalla preside e da tutti gli insegnanti. Non è solo il singolo che è stato offeso ma tutto l'istituto". "Le istituzioni dove sono?", si chiede codiceporta. "Dove era il dirigente scolastico quando la scenata ha avuto luogo? Chiunque può entrare a scuola, interrompere le lezioni e insultare i prof?". "Sarebbe auspicabile  -  aggiunge bagigioff  -  che il ministero diventi querelante al posto dell'insegnante".

Ma secondo tantissimi lettori è il ruolo del genitore che oggi vacilla. "E' proprio il comportamento di questi genitori che spingono i giovani a non essere responsabili di nulla", osserva vifer35. E mistikpizza parla di "ragazzi iperviziati e genitori superprotettivi". "Una volta  -  dice  -  l'alunno avrebbe avuto un rimprovero dai genitori per spronarlo a studiare di più". Ma c'è chi getta la croce sui docenti. "L'insegnante  -  si chiede eldorado  -  come fa a dire che non era farina del suo sacco? Spesso gli insegnanti sono di basso livello come i poliziotti e magari ha giudicato l'allievo solo in base a simpatie personali o in base alla classe sociale di appartenenza del ragazzo, ormai l'Italia è diventata un reality a cielo aperto popolato da buffoni di tutti i tipi".

"I professori  -  sostiene semprevigile  -   non sono dei santi o dei geni, sono delle persone come tutti che possono sbagliare, però difficilmente si può mettere in discussione il loro operato". "Perché non succede mai che gli insegnanti abusino del loro potere?", aggiunge istiklal85. I moderati invitano la docente ad assumere una soluzione "salomonica". Non ha dubbi Claudio Marrocu: "Scuse pubbliche  -  scrive  -  in presenza di alunni e professori". "Giunga ad un accordo bonario con quell'individuo  -  consiglia statodidiritto  -  rimettendo la querela in cambio di una grossa somma economica da devolvere in beneficenza, magari proprio alla parrocchia del quartiere di questo signore. Il modo migliore per punire certa gente, da sempre, è toccargli il portafoglio".

E c'è perfino chi dubita della veridicità dell'episodio. "Dubito  -  sostiene titanio  -   che un agente di polizia, oltretutto sotto ufficiale, si metta a pubblicizzare apertamente la propria posizione lavorativa innanzi all'insegnate di suo figlio. E' un altra delle tante invenzioni che devono comunque poter scatenare un dibattito e mettere in cattiva luce le forze dell'ordine. Ci saranno sicuramente occasioni in cui alcuni ufficiali fanno pesare il loro ruolo istituzionale, ma non credo sia questo il caso". Mentre per luciano2206 "bisogna conoscere tutta la storia prima di sentenziare, i giornali scrivono sempre quello che vogliono! Devono vendere le notizie, è un business non è informazione!".

"Non si permetta di giudicarlo!", se i genitori insultano i professori

La denuncia di una docente aggredita per aver giudicato male un tema ("Non è farina del tuo sacco"). Poi si scopre che a insultare è un agente di polizia che ora le chiede di ritirare la querela. E l'episodio diventa un caso di coscienza e "rispettabilità" dei professori di SALVO INTRAVAIA da Repubblica on Line del 12 novembre 2013


"Non è farina del tuo sacco". E a scuola scoppia il putiferio: i genitori dello studente, accusato dalla docente di avere consegnato un compito "taroccato", si presentano a scuola e aggrediscono verbalmente l'insegnante che teme anche il "contatto" fisico. Dopo mezz'ora di improperi e parole in libertà, i genitori imbufaliti perché la prof si era permessa di "screditare" l'alunno davanti alla classe vengono messi alla porta dai bidelli. E pochi giorni dopo si beccano una querela. Adesso, l'insegnante  -  che nel frattempo è stata contattata dai genitori che si sono scusati di quei minuti di "lucida follia"  -  non sa che fare: ritirare la denuncia o proseguire nell'azione giudiziaria? Anche perché, protagonista dell'ennesima aggressione nei confronti di un docente della scuola pubblica italiana, questa volta, è un servitore dello stato: un poliziotto che rischia di avere la carriera rovinata. Non un semplice cittadino.

La vicenda, che racconta la stessa insegnante  - docente di Italiano  -  si verifica in una scuola del meridione d'Italia. E potrebbe essere presa ad esempio di come sono cambiati negli ultimi decenni i rapporti tra genitori ed insegnanti. Un tempo, i genitori avallavano quasi sempre l'azione del docente. Oggi, evidentemente no. "Erano le 12,15 e mi chiama al telefono la vicepreside per dirmi  -  racconta l'insegnante in questione  -  che ero attesa da due genitori per un colloquio. Io faccio presente che avrei avuto altre due ore di lezione e che non potevo riceverli prima delle 14,15. Ma la collega mi sollecita perché i due genitori sono impazienti e non possono aspettare due ore". Qualche giorno prima, durante la correzione di un compito di Italiano sull'articolo di giornale in prima A, la prof aveva chiesto ad un alunno: "Leggi il tuo elaborato".

E dopo averne ascoltato la prima parte aveva aggiunto: "Non è farina del tuo sacco, andiamo avanti". Proseguendo la lezione con la lettura di altri componimenti. Una offesa imperdonabile per i genitori che si recano a scuola per parlare con la docente. "Lei si è permessa di dire a mio figlio che il compito non era farina del suo sacco", inveisce il papà. "Ma se non mi posso più permettere di dire ai miei alunni che i loro compiti, peraltro svolti a casa, non sono farina del loro sacco, io non posso in alcun modo esercitare il mio ruolo in classe", fa presente la docente. A questo punto interviene la madre che "accusa" l'insegnante "di non avere voluto interrogare come volontario il figlio per recuperare un brutto voto". A questo punto l'insegnante fa presente che non per ragioni didattiche non accetta volontari e che il compito a casa non è stato valutato a nessuno.

Ma la mamma insiste sostenendo che la prof "perseguita il figlio". Alla discussione, che si accende, assistono anche altri insegnanti, gli alunni delle altre classi e i bidelli. Ma anche il ragazzino. Dopo oltre venti minuti di batti e ribatti la professoressa fa presente che ha ancora un'ora di lezione da svolgere e invita i genitori a rivolgersi al dirigente scolastico. E il papà dell'alunno perde la testa. "Lei non capisce niente, non capisce neanche l'Italiano, anche se insegna Italiano!", grida in faccia alla docente.  E, col dito indice puntato quasi dentro l'occhio della malcapitata, aggiunge: "Stia attenta, io la rovino, lei mi deve ascoltare, io sono un sottufficiale di Polizia". "Mi meraviglio  -  prova a rispondere la docente  -  lei dovrebbe rappresentare la legalità!". "Io vengo qui  -  incalza il genitore infuriato  -  quando voglio e come voglio e lei mi deve ascoltare perché è pagata per questo". E conclude: "Tanto voi non fate niente, in classe giocate!".

Dopo qualche settimana, la professoressa presenta una querela contro i due genitori. E, appresa la notizia, i due si presentano al cospetto della prof. dichiarandosi pentiti e dicendo all'insegnante che una eventuale condanna avrebbe stroncato la carriera al poliziotto con gravi ripercussioni anche a livello economico. "Mi mettono a passare carte per tutta la vita", ha spiegato alla professoressa il papà del ragazzino. Fra qualche giorno, le due parti si dovrebbero incontrare per una soluzione bonaria della questione. L'insegnante, offesa, vilipesa e quasi aggredita fisicamente non sa che fare: perdonare i minuti di follia dei due genitori e ritirare la querela o andare avanti per la propria strada a tutela della sua professionalità e di quella di tutti i suoi colleghi?

08 ottobre 2012

Prove Invalsi : collegio incompetente


 
Sent. n. 212/2012
R.G. 562/2011
Dep. 29/8/2012
Cron. 2021/2012
Oggetto: Nullità ordine di servizio
 
TRIBUNALE ORDINARIO DI TRIESTE - Sezione Civile - Controversie di lavoro
 
Il Tribunale, in composizione monocratica, in funzione di giudice del lavoro, nella persona della dott.ssa Silvia Burelli, alla pubblica udienza del 3.07.2012 ha pronunciato la seguente
 
SENTENZA
 
nella causa iscritta al n. 562/2011 RG e promossa con ricorso del 29/7/2011
 
DA
XXXXXX XXXXXXX, rappresentata e difesa dall’avvocato Marco Barone, del Foro di Bologna, con domicilio eletto presso il suo studio in Trieste, in Via de Rittmeyer n. 6, Trieste, come da procura in calce al ricorso
 
- ricorrente
CONTRO
 
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Trieste presso i cui uffici in p.zza Dalmazia 3, è domiciliato
- resistente
Conclusioni:
Per parte ricorrente:
“1) accertare e dichiarare la nullità, annullabilità e/o illegittimità dell’Ordine di servizio prot 2225-CI FP come reiterato con atto prot. 2297/CI Fp, per i motivi indicati in diritto ed accertare e dichiarare la non obbligatorietà dello svolgimento delle prove dell’Ente Invalsi nell’Istituzione scolastica, salvo diversa previsione degli Organi Collegiali della singola scuola, la non obbligatorietà della correzione, tabulazione, somministrazione delle prove dell’Ente Invalsi da parte del personale docente; 2) condannare il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al risarcimento del danno morale subito dalla ricorrente per l’illegittimità dell’ordine dì servizio, per essere stata costretta ad interrompere l’attività didattica come programmata e prevista, per essere stata costretta ad interrompere lo svolgimento della propria attività professionale, per aver patito lesione sia della propria dignità professionale che psicofisica stante la sofferenza psicofisica patita dallo lavoratrice, e che tale danno venga riconosciuto anche in via equitativa nella somma di euro 1.000,00 o ad altro danno che il Giudice adito riterrà di giustizia. Oltre interessi sulle somme annualmente rivalutate dalla maturazione dei ratei al soddisfo.
 
Per parte resistente
“rigettarsi la domanda del ricorrente in ogni sua parte siccome infondata in fatto e in diritto Spese rifuse secondo il principio di soccombenza.”
 
RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
 
Con ricorso depositato in data 29 luglio 2011 la ricorrente esponeva di essere docente a tempo indeterminato nella materia lingua e letteratura tedesca presso l’Istituto magistrale Carducci di Trieste. Esponeva che, in data 27 gennaio 2011, il collegio decenti di tale istituto si era espresso negativamente in ordine alla metodologia didattica relativa alle prove previste dall’ente Invalsi e aveva prospettato, laddove fosse comprovata la non obbligatorietà delle prove stesse, la non adesione da parte del medesimo collegio docenti; che con nota del 20.4.2011 il Miur affermava che “le attività di somministrazione e correzione delle prove Invalsi” devono essere contemplate nel piano annuale delle attività “predisposto dal DS e deliberato dai Collegio” e che tali attività vanno considerate attività aggiuntive; che in data 22 aprile 2011 l’ufficio scolastico regionale emanava una precisazione in cui si sosteneva che le attività somministrazione delle c.d. prove Invalsi rientrano fra gli obblighi contrattuali previsti dall’articolo 29 del CCNL comparto scuola, non rivestendo, quindi, carattere di attività aggiuntiva, titolo per ulteriore retribuzione; che in data 26 aprile 2011 il dirigente scolastico dell’istituto Carducci emanava circolare n. 302 in cui si comunicava che in data 10 maggio 2011 si sarebbero svolte le c.d. prove Invalsi; che in data 29 aprile 2011, nell’ambito di una riunione del collegio docenti dell’Istituto Carducci il dirigente scolastico non ammetteva la votazione in ordine alle c.d. prove Invalsi, impedendo al collegio di esprimersi in ordine alle medesime e che in tale occasione alcuni docenti dichiaravano la propria indisponibilità ad interrompere l’attività didattica prevista e programmata e unilateralmente modificata dal dirigente scolastico attraverso la circolare che prevedeva lo svolgimento delle prove Invalsi; che in data 3 maggio 2011 il dirigente scolastico emanava l’ordine di servizio prot. 2225-C1 FP in cui egli ordinava alla ricorrente di prestare la propria collaborazione per lo svolgimento delle c.d. prove Invalsi, previste in quell’istituto, come in tutto il territorio nazionale, per il giorno 10 maggio 2011 e nel caso non fosse impiegata direttamente nella somministrazione o correzione delle prove medesime, di lasciare la classe, rimanendo a disposizione dell’istituto; che in data 6 maggio 2011 il dirigente scolastico reiterava il suddetto ordine di servizio con atto prot. 2297/C1 Fp; che in data 9 maggio 2011 la ricorrente esponeva per iscritto al dirigente scolastico i motivi di illegittimità dell’ordine di servizio n. 2225 - C-FP, chiedendone la revoca al fine di proseguire la propria attività didattica ordinaria; che, tuttavia, in data 10 maggio 2011 si sono svolte le c.d. prove Invalsi ed alla ricorrente è stato impedito dal dirigente scolastico di prestare normale attività didattica, essendo la sua classe impegnata nello svolgimento delle c.d. prove Invalsi; che, a seguito di tale episodio ed allo stato d’ansia derivante, essa ricorrente accusava un malore che comportava la necessità di ricorrere a cure mediche; che in data 8 giugno 2011, il collegio docenti esprimeva nuovamente parere contrario allo svolgimento delle c.d. prove Invalsi nell’Istituto scolastico Carducci.
La ricorrente sosteneva, dunque, la non obbligatorietà delle c.d. prove Invalsi, la conseguente illegittimità dell’ordine di servizio che, in spregio alle determinazioni del collegio docenti dell’Istituto Carducci, aveva disposto l’espletamento delle medesime e concludeva come in epigrafe.
Si costituiva il Ministero resistente con memoria difensiva del 24 novembre 2011 nella quale, ricostruito il quadro normativo in materia, anche nella prospettiva dell’evoluzione del sistema, sosteneva l’obbligatorietà delle c.d. prove Invalsi e l’infondatezza della domanda risarcitoria ex adverso avanzata. Concludeva come in epigrafe.
La causa, di natura documentale, viene decisa senza necessità di procedere ad istruttoria per l’assunzione di prove costituende. All’udienza del 3 luglio 2012 ha avuto luogo la discussione all’esito della quale il Giudice ha pronunciato sentenza dando lettura del dispositivo in atti.
Il ricorso è infondato e deve essere rigettato per i motivi che seguono.
Non risultano, invero, sussistere, in concreto, gli elementi costitutivi della fattispecie risarcitoria, con particolare riferimento alla affermata illegittimità dell’ordine di servizio del Dirigente Scolastico relativo all’effettuazione delle c.d. prove Invalsi nell’ambito dell’istituto Carducci di Trieste, nonché con riferimento all’affermato nesso di causalità tra tale ordine di servizio ed il lamentato danno alla integrità psicofisica della ricorrente.
Quanto al primo profilo, si osserva, innanzitutto, che le cd. prove Invalsi di cui si discorre attengono alla valutazione del sistema scolastico nel suo complesso, al fine del suo miglioramento, e la loro effettuazione avviene in modo uniforme su base nazionale.
Si tratta, dunque, di una materia sottratta all’autonomia del singolo istituto scolastico che trova disciplina uniforme e competenze unitarie nell’ambito del territorio nazionale.
In particolare, è proprio e significativamente il regolamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche che, all’art. 10, comma 1, DPR 275/1999 prevede che “per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e degli standard di qualità del servizio il Ministero della Pubblica Istruzione fissa metodi e scadenze per rilevazioni periodiche”.
Rilevazioni periodiche in ordine all’efficienza ed agli standard di qualità del sistema scolastico sono dunque da tempo previste dal nostro ordinamento e la decisione in ordine alla loro effettuazione, nonché ai metodi della loro effettuazione, è demandata alla competenza Ministeriale, non al singolo istituto scolastico.
Alla originaria competenza Ministeriale si è affiancata nel tempo la competenza dell’ente pubblico Invalsi, che può ritenersi, sotto tale profilo, un ente strumentale allo svolgimento di una funzione dello Stato, per l’appunto del Ministero dell’istruzione (art. 1 L. 53/2003); tale ente, annovera, in particolare, tra le proprie attribuzioni quella di effettuare “verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze ed abilità” degli studenti (art. 3, L. 53/2003) al fine del “progressivo miglioramento e l’armonizzazione della qualità del sistema di istruzione”.
Successivamente, l’art. 17 del D.Lgs 213/2009 ha attribuito all’Invalsi ulteriori competenze, sempre relative alla finalità di miglioramento ed armonizzazione dei sistema educativo nazionale, tra le quali quella di “promozione di periodiche rilevazioni nazionali, apprendimenti che interessano le istituzioni scolastiche e l’istruzione e formazione professionale ...”.
Alla luce del quadro normativo sinteticamente richiamato si può dunque ritenere che l’effettuazione di rilevazioni periodiche funzionali al monitoraggio dello standard qualitativo e del miglioramento del sistema scolastico è previsto dall’ordinamento in capo al Ministero della pubblica istruzione che ne dispone e cura lo svolgimento anche avvalendosi di un ente strumentale, l’Invalsi, le cui competenze sono del pari normativamente previste proprio con riferimènto allo svolgimento, tra le altre, delle funzioni di rilevazione di cui si discorre.
In relazione a tale funzione, non risulta sussistere alcuna competenza decisionale in capo al singolo istituto scolastico ed in particolare al Collegio Docenti in ordine alla scelta di effettuare o di non effettuare le prove di cui si discorre.
Del resto, si è visto come proprio il regolamento sull’autonomia scolastica accentra, invece e significativamente, in capo al Ministero, la funzione di rilevazione di cui si discorre.
Né sussiste un residuo margine decisionale sull’an dell’effettuazione delle rilevazioni di cui si discorre in capo al Collegio Docenti del singolo istituto.
Invero, le competenze di tale organo sono previste dall’art. 7 del D.lgs 297/94, il quale assegna al Collegio Docenti attribuzioni nella programmazione dell’attività educativa, nella suddivisione delle classi, nella suddivisione dell’anno scolastico in periodi, in tema di scelta di libri di testo, di aggiornamento dei docenti e dell’articolazione dell’orario delle lezioni, di verifica dell’efficacia dell’azione didattica, sulla base del suo andamento complessivo, in relazione agli obiettivi programmati, nonché competenze di carattere elettivo o meramente consultivo.
Nessuna competenza risulta, dalla lettura di tale articolo, attribuita al Collegio Docenti in relazione alla decisione circa lo svolgimento o meno delle prove di cui si discorre.
Se ne deduce, anche in relazione alla previsione in capo al Collegio Docenti di competenze meramente propositive in materia di miglioramento dell’attività scolastica nonché in materia di formulazione di proposte per lo svolgimento delle lezioni e “delle altre attività scolastiche” (lett. d)” che al medesimo Collegio Docenti potrebbero tutt’al più riconoscersi facoltà propositive di modalità organizzative per conciliare lo svolgimento delle rilevazioni di che trattasi con l’ordinaria attività didattica, ma giammai in ordine ha decisione sullo svolgimento o meno delle stesse, come pretenderebbe parte ricorrente.
Inoltre, ad abundantiam, si rileva che l’attività di somministrazione e correzione delle prove Invalsi ben può farsi rientrare tra le attività previste dall’art. 29 del CCNL vigente per il corpo docente, essendo l’attività relativa alla loro correzione inquadrabile come attività funzionale all’insegnamento (nella prospettiva del miglioramento degli standards del sistema scolastico cui dette rilevazioni mirano), ovvero, con riferimento alla fase di somministrazione in orario di ordinaria attività di servizio, attività di vigilanza sugli studenti, del pari doverosa ex art. 29, co. 5, CCNL.
Alla luce di quanto esposto, risulta destituita di ogni fondamento la censura relativa all’illegittimità dell’ordine di servizio prot 2225-C1 FP come reiterato con atto prot. 2297/C1 Fp, dovendosi evincere dal sistema l’obbligatorietà dello svolgimento delle prove dell’ente Invalsi nell’istituzione scolastica e per il singolo docente, senza che il Collegio docenti abbia alcuna competenza in ordine alla decisione sul loro espletamento. Non essendo configurabile un comportamento antigiuridico, quanto precede assorbe ogni questione relativa agli ulteriori elementi costitutivi della affermata fattispecie risarcitoria, con particolare riferimento al nesso di causalità, da ritenersi, in ogni caso, nel caso di specie, indimostrato, non avendo la ricorrente offerto alcuna prova né precostituita né costituenda, sul punto.
Le spese, liquidate come dispositivo, seguono la soccombenza.
 
P.Q.M.
 
Il Giudice del Lavoro di Trieste, definitivamente pronunciando tra le parti, ogni contraria e diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, cosi giudica:
 
1. rigetta le domande di parte ricorrente;
2. condanna la parte ricorrente a corrispondere alla parte resistente le spese di lite, liquidate in euro 838,00 di cui euro 253,00 per diritti e euro 585,00 per onorari, oltre a spese generali, IVA e CAP.
 
Motivazione riservata ex art. 429 c.p.c. nel termine di giorni 60.
Così deciso in Trieste, 3/7/2012
 
Il Giudice del lavoro
Dott.ssa Silvia Burelli
 
Depositato in cancelleria 29/8/2012
IL CANCELLIERE

27 febbraio 2011

Costretti e inculcati

Nel capitolo delle confessioni del pagliaccio sul viale del tramonto merita il podio la forma che Silvio B. ha scelto di dare alla sua idea della scuola pubblica, al disegno di devastazione della cultura che in questi anni ha scientificamente perseguito nella certezza che gli sarebbe bastato alla fine coniare una formuletta per mettere tutti a letto contenti:
quelli che studiano diventano radical chic, sono quelli che se ne fregano e parlano col dito medio ad incarnare la cultura del popolo.

Rutti scorreggie e libere flautulenze sono la naturale indole di ciascuno che non si vede perché limitare o disprezzare, che palle questi che leggono Kant, moralisti con la puzza sotto il naso, volete mettere la forza vitale del trota, coraggio, tutti alla guida dello spiderino e del seggio procacciato da papà, i congiuntivi non servono a niente nella vita, le derivate ditemi voi se producono utili, meglio un ritocco alla gobba sul naso e sotto col casting che se avete un bel book di foto vi basta e v’avanza.

Non vedete che anche Bondi è inutile, alla Cultura non serve nemmeno un ministro. Gelmini vediamo quanto dura, il suo l’ha già fatto, sotto la prossima che le generazioni di aspiranti avanzano, Minetti preme. Dopo aver esposto il suo programma elettorale in un jingle, trent’anni fa - “Torna a casa in tutta fretta, c’è il Biscione che ti aspetta” - conclusa l’opera di demonizzazione e demolizione della scuola in favore di quella che è l’unica e naturale “agenzia formativa” del regime mediatico ecco che di fronte ai cristiano non so cosa, nuova formazione politica di supporto, il Nostro si esprime così.

“Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori".

Un presidente del consiglio che attacca frontalmente e con disprezzo la scuola pubblica e gli insegnanti che la compongono dovrebbe essere mandato via a furor di popolo l’indomani mattina. Se ci fosse un popolo in grado di esprimere non dico furore, ma almeno un’opinione critica formatasi appunto attraverso la capacità di esercitare il giudizio: eventualità che il Medesimo ha scientificamente disarticolato negli anni.
Un presidente del consiglio è la scuola pubblica: la incarna, la promuove, la tutela come pilastro della società. Qui siamo in presenza di un anziano magnate indagato per prostituzione minorile, uno le cui facoltà di discernimento gli hanno fatto credere - secondo la favoletta sottoscritta dal Parlamento di cui è proprietario a maggioranza - che Ruby fosse la nipote di Mubarak: questa persona parla, applaudito dalla platea, di principi da inculcare ai fanciulli. Il tutto naturalmente a favore della scuola privata, alla quale con la leggendaria generosità che il popolo gli riconosce eroga continuamente denari nella speranza di ottenere in cambio l’indulgenza delle chiese, in specie di una.
È lo sfregio all’Italia del giorno, domani il prossimo.

Concita De Gregorio L'Unità 26 febbraio 2011

13 febbraio 2011

Le visite fiscali costano più delle assenze.

La riforma Brunetta potrebbe dare il colpo di grazia alla scuola italiana.
Non bastavano i tagli che quest’anno si sono avvicinati a quota 8 miliardi di euro. Ora per il martoriato sistema scolastico, dove spesso sta ai genitori fornire cancelleria e carta igienica, stanno venendo al pettine anche gli effetti della normativa introdotta nel 2008 dal ministro per la Pubblica amministrazione che impone, senza deroghe al buon senso, la richiesta visita fiscale per i dipendenti, fin dal primo giorno di assenza per malattia.

Un’imposizione nata per ridurre il tasso di assenteismo che il ministero si premura di monitorare ogni mese. Gli ultimi dati del dicastero Brunetta, tuttavia, evidenziano l’insuccesso dell’operazione almeno per la scuola, dove a dicembre le assenze per malattia del solo personale a tempo indeterminato sono aumentate del 7,5% tra gli insegnanti e del 18,5% tra i tecnici e gli amministrativi.

Quello che i dati non dicono, perché nessuno fino all’anno scorso si era premurato di calcolarlo, è il costo aggiuntivo – oltre alle supplenze e ai relativi telegrammi di convocazione – che la riforma Brunetta ha introdotto su queste assenze. Sì, perché le visite fiscali si pagano: si va dai 18-35 euro di Firenze ai 30-63 di Milano.
E se tra il 2008 e il 2010 si è viaggiato nell’incertezza e lungo i contenziosi su chi, tra Asl e scuole, dovesse farsi carico della spesa, a fare chiarezza è arrivata una sentenza della Consulta del giugno 2010, che stabilisce una volta per tutte che non devono essere le Asl a pagare. Sentenza alla quale è seguita una circolare del dicastero Gelmini con cui si invitano le scuole a pagare con i fondi di funzionamento anche le visite fiscali per le quali “non è attualmente previsto un finanziamento aggiuntivo ad hoc”.
Nella stessa occasione è stato preannunciato “un apposito monitoraggio a fini conoscitivi”. Proprio perché, appunto, a tutt’oggi nessuno sa esattamente quale sia la cifra complessiva in gioco. In attesa dei dati, qualche calcolo di massima lo si può però provare a fare. Per esempio su base nazionale, tenuto conto dei 960.759 dipendenti scolastici e dei 7,15 giorni medi di assenza per ciascuno nell’ultimo anno, a un prezzo medio di visita di 36,5 euro, si arriva a un totale di 250,7 milioni di euro.

Si tratta di una cifra orientativa che scende a 105,2 milioni se si spalmano i 7,15 giorni medi su tre assenze distinte, riducendo a tre il numero di visite fiscali inviate dall'istituto. Più ottimistica, ma comunque notevole, la stima che valuta il costo medio annuo per istituto in 5.500 euro, per un totale di 56,65 milioni.
Ancor di più quella della Flc Cgil che ipotizza un aumento medio di 20 euro l’anno per dipendente, per un totale di 19,2 milioni. Nella sola Lombardia, al terzo posto per assenze in dicembre, le stime a braccio dei sindacati parlano però di duemila visite al giorno, che per un terzo dell’anno, al costo medio di 46,5 euro, fa 11,16 milioni. Più dettagliato il caso di Ancona e delle Marche, 298 istituti con 17.136 assenze a dicembre, il 2,51% del totale nazionale. Qui l’Asl locale ha chiesto alle scuole l’immediato pagamento delle visite fiscali. Anche quelle antecedenti il 2000. Risultato: 70 decreti ingiuntivi per la sola Ancona con rischio di pignoramento di cattedre, banchi e gessetti, oltre, come evidenziano dalla Cisl Scuola Marche, a tanta confusione. Per un totale di circa 300 mila euro di crediti vantanti dall’Asl sulle scuole della provincia. Che sono di fronte ad un dilemma shakesperiano: pagare o non pagare? Nel dubbio hanno interpellato l’Ufficio scolastico regionale che a sua volta ha chiesto all’Avvocatura di Stato. Risposta: pagate se potete e soprattutto se si tratta di piccole cifre.

Così si evita il peggio. Più netta la posizione in Trentino, dove l’input è stato di pagare senza se e senza ma, mentre la Campania ha suggerito di soprassedere. Per ora, fortunatamente, la questione dei decreti ingiuntivi sembra essere arginata alle Marche (circa 1 milione i costi stimati) e a poche altre regioni. Ma cosa accadrà quando i vari amministratori delle Asl, coscienti di avere in bilancio crediti consistenti verso istituzioni pubbliche, chiederanno il pagamento alle scuole di mezza Italia? C’è da scommettere che avverrà dal momento che neanche la sanità se la passa molto bene. Si profilano quindi battaglie all’ultimo euro fra i diversi rami della stessa pubblica amministrazione.

Un qualcosa di assolutamente inedito dove resta da chiedersi cosa si prospetta per i dirigenti di Asl e scuole che dovranno far quadrare i conti. Pena la responsabilità diretta. Quindi le Asl, i cui bilanci sono già infarciti di crediti verso istituzioni pubbliche, continueranno a chiedere i pagamenti indebolendo i bilanci. E l’unica alternativa per le scuole sarebbe il condono, o lo stralcio dai conti di parte delle visite.

(Giovanna Lantini da Il Fatto Quotidiano 13 febbraio 2011)

13 aprile 2010

Io non ci sto e pago la mensa ai bambini esclusi

A Adro (Brescia) il sindaco della Lega Oscar Lancini ha deciso di sospendere il servizio mensa scolastico per tutti i bambini delle famiglie morose o in ritardo con i pagamenti. Ma ieri un anonimo donatore si è fatto carico di tutte le spese. E ha inviato questa lettera. Che vale la pena leggere


Io non ci sto e pago la mensa ai bambini esclusi

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità.
Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L’albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato soldi per vivere bene.
E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono «comunista». Alle ultime elezioni ho votato per Formigoni. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo da condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni «miserevoli». Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino).

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti «urlare», scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il «commercio».
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare «partito dell’amore». Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti «compagni che sbagliano».
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1.200 euro al mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione del servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà pure dire poco ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno dei quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore, o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del «grande fratello».
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorìo di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.
Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

17 febbraio 2010

Assemblea pubblica

La situazione economica delle scuole pubbliche bresciane sta diventando insostenibile.
Inizia a non essere più garantito il servizio essenziale delle lezioni, della sicurezza e dell'igiene. Insegnanti e fornitori non vengono pagati in alcuni casi da oltre un anno, col rischio di azioni giudiziarie.
Questo è quanto emerge anche dalla lettera-denuncia al ministero della pubblica istruzione e delle finanze, dei presidi e dirigenti amministrativi delle scuole cittadine.

Questo il finale della lettera dei presidi del 26 gennaio 2010:

“Alla luce di quanto sopra esposto, ribadiamo la necessità di sanare
urgentemente il pregresso dei residui attivi e di erogare fondi adeguati
per garantire l'ordinaria attività didattica.

Se si aggiunge all'esiguità finanziaria dei nostri bilanci anche la
possibilità di veder tagliati i fondi erogati dal Comune, si crea la
paralisi delle scuole.

La situazione drammatica che si delinea all'interno delle scuole per
l'anno 2010 si concretizza nei seguenti punti:

1. insufficienza di fondi per la sostituzione del personale assente;

2. insufficienza di fondi per la realizzazione dei progetti deliberati nel POF;

3. insufficienza di fondi per garantire l'igiene all'interno delle scuole;

4. insufficienza di fondi per l'attività amministrativa;

5. insufficienza di fondi per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro”

Per questo invitiamo tutti i genitori e insegnanti delle scuole bresciane di ogni ordine e grado ad una Assemblea pubblica martedi 23 febbraio
Auditorium della scuola media Bettinzoli
in via Caleppe, 13
alle ore 20.45

per discutere e chiedere che i finanziamenti dovuti vengano erogati.

Alcuni genitori e insegnanti delle scuole bresciane (Bettinzoli, Pascoli, Leonardo, Torricella, Rodari, Arnaldo, Lana-fermi, Prealpino, San Polo,Tiboni, 28 maggio, Materne comunali)

04 ottobre 2009

Le iniziative promosse dal Movimento Nonviolento "SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA"
per opporsi al "Pacchetto Sicurezza" iniziate il 14 maggio con un digiuno a staffetta, tutt'ora in
corso, continuano

MERCOLEDI’ 7 OTTOBRE A BRESCIA in PIAZZA ROVETTA
dalle 18 alle 19

con un'ora di silenzio

PER DIRE SI

all' uguaglianza di diritti per tutte le persone "senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art.3 della Costituzione della
Repubblica Italiana);
alla libertà di accoglienza per bambini, donne e uomini;
alla fratellanza fra popoli e culture.

PER DIRE NO

ai respingimenti in mare;
alla criminalizzazione di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla miseria;
al pregiudizio di chi vede nello straniero solo un pericolo, un nemico.

SIAMO IN SILENZIO

per un momento di riflessione;
per disporci all'ascolto e all’accoglienza
per ridare significato alle parole.
Puoi partecipare anche tu
al Silenzio in cerchio.
E’ aperto a chi desidera entrare.

Condividi con noi questa esperienza.

L’ora del silenzio sarà, per i prossimi mesi, insieme al digiuno, l’iniziativa che porteremo avanti.
Abbiamo perciò pensato di scegliere per ogni ora un tema, una parola. Per il 7 Ottobre abbiamo
scelto: “RIMANDIAMOLI A CASA … DOVE? “, pertanto i partecipanti all’ora di silenzio, che
saranno disposti in cerchio, avranno dei cartelli con le storie di singoli migranti, per dare loro un
volto, un nome, facendoli così uscire dall’anonimato Si darà voce all’iniziativa, distribuendo
volantini in varie lingue.
Per informazioni
Movimento Nonviolento Brescia Tel . 030- 3229343 movimentononviolento.bs@alice.it